Monti Sibillini

I Monti Sibillini, luoghi di silenzio e meraviglia

Monti Sibillini

A lungo Norcia lottò per il primato sui Monti Sibillini, un’area naturale dal fascino assoluto

Nel territorio montano che si trova a cavallo tra Marche ed Umbria, nelle zone di Norcia, Ussita e Visso, si sviluppa un massiccio montuoso tra i più imponenti di tutto l’appennino centro-meridionale, ovvero i Monti Sibillini. Un intreccio perfetto di natura e storia, un territorio carico di bellezza e mistero, un luogo abitato da animali e leggende. A proteggerli, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Le origini dei Monti Sibillini e il significato del loro nome

Queste dorsali di roccia si distendono verso sud per una lunghezza di circa 40 km, con cime che superano i 2000 mt di altitudine s.l.m. Il nome di questo complesso montuoso deriva storicamente dalla leggenda della Sibilla, che in parte ha origine dalla concezione mitica della Sibilla Cumana, ma dalla quale si distacca nettamente come ruolo. Se la Sibilla Cumana aveva il compito di fornire degli oracoli, la Sibilla dei Monti sibillini è una sorta di figura mitica, con il corpo di donna e le gambe di capra, abitante di una caverna con immensi tesori, che si tinge di stregoneria ed esoterismo. E’ nota principalmente grazie al romanzo storico d’avventura “Guerrino detto il meschino”.

Il massiccio montuoso è composto prevalentemente da rocce calcaree e calcareo-marnose, queste ultime presentano una componente argillosa. Ecco quindi che quando si passeggia nei luoghi dei Monti Sibillini, sembra di camminare su di un paesaggio lunare. Le tonalità del grigio e del bianco, sono accompagnate dal verde della vegetazione molto rada e quasi completamente priva di alberi.

Le rocce, che sono state deposte tra i 20 e i 200 milioni di anni fa, vengono modellate attraverso fenomeni di crioturbazione. Gli incessanti sbalzi di temperatura, dovuti alle ampie escursioni termiche tra il giorno e la notte, contraggono e dilatano continuamente le rocce, che distaccandosi formano ampie distese di massi e sassi di varia grandezza. Tutta questa zona, tra i 200 e i 20 milioni di anni fa, era sommersa da un mare basso e calmo, ed ha goduto di una costante deposizione calcarea che ha costruito lo scheletro portante dei monti che si osservano. 20 milioni di anni fa sono quindi iniziati quei fenomeni sismici, lenti ma costanti, che nel tempo hanno fatto emergere i monti sibillini e che tutt’ora continuano a “modellare” la zona. Quello dei sismi è dunque il motore di questi complessi montuosi, che dobbiamo imparare a gestire e con il quale dobbiamo imparare a convivere.

Norcia Monte Vettore

Il Monte Vettore, la cima più alta dei Monti Sibillini

Dal Monte Bove fino al Monte Vettore (e al Lago di Pilato)

La dorsale principale ha un orientamento da Nord-Ovest verso Sud-Est. Nel settore settentrionale troviamo il Monte Bove, suddiviso in M.Bove Nord e M.Bove Sud. Così chiamato perché ha un profilo che ricorda la schiena di un bue, ed è caratterizzato dalla presenza di pareti a strapiombo e con forte pendenza. Nel settore centrale troviamo Monte Porche e Palazzo Borghese, cime in cui è presente una biforcazione montuosa, con direzione Sud-Ovest / Nord -Est, che collega prima a Cima Vallelunga e poi al Monte Sibilla. Quindi proseguendo verso la porzione meridionale troviamo in sequenza, Quarto San Lorenzo, Cima dell’osservatorio (così chiamata perché avevano costruito in tempi remoti un osservatorio astronomico), Pizzo del Diavolo e Cima del redentore. Poi la dorsale compie una curva, all’esterno della quale troviamo il Vettoretto e quindi tornando verso l’interno il Monte Vettore, che raggiunge i 2478 mt s.l.m, ed è la cima più alta dei Monti Sibillini. Quest’ultimo sovrasta il piano carsico del Castelluccio, conosciuto come Pian Grande.

Hai mai sentito parlare della Fioritura di Castelluccio di Norcia? Leggi qui!

Questa forma ad “U” che si osserva, costituita dai monti sopra citati (Da Quarto San Lorenzo, al Vettore), è dovuta alla passata presenza di un’enorme massa di giaccio all’interno della conca del Monte Vettore, che ora accoglie il lago di Pilato. Quest’ultimo è conosciuto per la presenza del noto anostraco, il chirocefalo del marchesoni. Durante i periodi glaciali in questo luogo si accumulava una grande massa di neve e ghiaccio, che nel tempo ha scavato con il suo peso questa enorme conca. La massa di ghiaccio accumulato, quando presente, si è lentamente distesa creando una lingua di ghiaccio che in gergo tecnico è chiamata proprio “lingua glaciale”, che con il tempo ha eroso i monti e creato la valle del lago di pilato, che dall’omonimo lago arriva ad un piccolo paesino ai piedi del monte, chiamato Foce.

Scopri la storia di Norcia

 

Fonte: Di Interminatispazi – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49917553

La vegetazione dei Monti Sibillini: un paesaggio lunare

In questi luoghi belli e remoti, la vegetazione trova difficoltà a crescere rigogliosa. I forti venti in quota, le temperature che possono oscillare molto tra il giorno e la notte, il suolo povero e la presenza di rocce e massi a varia granulometria, sono i fattori ecologici più limitanti. Ecco quindi che troviamo rari cespugli di ginepro nano (Juniperus communis var.prostrata) o di mirtillo nero (Vaccinium mirtyllus), che sembrano non arrendersi alle condizioni ambientali estreme, e con grande costanza e volontà, grazie ai loro forti apparati radicali , si aggrappano ai costoni brulli in un paesaggio lunare. Tra i 2000 e i 2500 mt s.l.m l’unica formazione vegetale che riesce a svilupparsi è quella delle praterie d’alta quota, dette praterie “primarie” perché presenti senza l’intervento dell’uomo, che spesso attraverso il disboscamento crea artificiosamente le praterie. Queste, a causa della loro posizione particolare, diventano delle vere e proprie isole della biodiversità, conservando specie vegetali che crescono solo in questi luoghi e solo nell’Appennino centro meridionale, e per questo sono dette “endemiche”. Ne sono un esempio le praterie a sesleria appenninica (Sesleria juncifolia) o con il pettenaccio (Festuca dimorpha) posizionate sulle scarpate, che creano dei ciuffi dapprima verdi e quindi dorati quando colpiti dai raggi solari del tramonto. Quando le rocce lasciano dei piccoli interstizi, dove può conservarsi un poco di umidità, e dove nel tempo può accumularsi anche un cm o due di suolo, fiorisce un’ampia gamma di biodiversità vegetale del tutto particolare. Il botanico ma anche il profano si magnificano davanti alla varietà delle specie floristiche che possono trovarsi in questi luoghi. Ecco quindi che è affascinante osservare i cuscinetti di Vitaliana primuliflora, il cui fiore ricorda quello delle primule sia per la forma a tubetto cilindrico, che per il suo colore giallo; è una specie abbastanza rara che si trova nella zona del Monte della Sibilla. Oppure, altro cuscinetto naturale piacevole da osservare, è quello formato dalla silene a cuscinetto (Silene acaulis) che produce dei fiori di piccoli dimensioni, ma di un rosa delicato che colora l’intera pianta quando è in fiore, la sua presenza è segnalata sul Monte Vettore e presso Palazzo Borghese. In tutto questo concerto di colori e sfumature, non può mancare il famoso candore della stella alpina degli appennini (Leontopodium nivale), che fiorisce nel periodo tra giugno e agosto. Le essenze arboree sono chiaramente assenti in questi luoghi, anche se è presente un salice, di solito conosciuto come essenza arborea, ma che in questi ambienti è rappresentato dal salice retuso (Salix retusa) che ha un portamento prostrato; si sviluppa orizzontalmente, e produce caratteristiche foglie piccole, coriacee e di un verde scuro brillante.

I Monti Sibillini nel loro sconfinato silenzio,  conservano tesori forse più belli di quelli che gli avventurieri cercavano nelle caverne della Sibilla. Forse dovremmo solamente capire quali sono i tesori di questo territorio, magari cambiando il nostro punto di vista, vedendo l’oro nel sole che colpisce le praterie al tramonto, la perla nei petali della stella alpina degli appennini o gli smeraldi nel verde scuro del salice retuso.

Articolo a cura del Dottor Giordano Rossi, Botanico Naturalista

Visita Norcia, ti aiutiamo a programmare la tua vacanza

 

Alla scoperta del Parco dei Monti Sibillini

Il territorio dei Monti Sibillini, ad oggi ricade all’interno di uno dei più bei parchi naturali italiani, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Una vacanza a Norcia è l’occasione perfetta per dedicarsi alla scoperta di questi luoghi magici, attraverso escursioni a piedi, in bicicletta, a cavallo o a dorso di mulo. Ci sono itinerari e sentieri adatti ad ogni tipo di esigenza e a qualsiasi età, dai bambini fino agli escursionisti più esperti. Qui una mappa messa a disposizione proprio dall’ente parco.

Guarda la mappa dei sentieri

 

La fioritura di Castelluccio di Norcia

Uno degli eventi più conosciuti e importanti che hanno come protagonista la nostra bellissima Norcia è certamente la Fioritura (o Fiorita) del Pian Grande di Castelluccio (e non Castel Lucio, come scrive qualcuno). Un evento storico, culturale e naturalistico molto apprezzato dai turisti e tradizionalmente mantenuto dai nursini. Una meraviglia della natura, un trionfo di colori che si rinnova ogni anno, tra giugno e luglio, incantando tutti. Ad essere precisi, però, dovemmo chiamarle le fioriture di Castelluccio, al plurale, perché a sbocciare sono tanti tipi di fiori diversi.

Il palcoscenico della Fioritura: Castelluccio di Norcia e il Pian Grande

La zona del Pian Grande si trova a pochi chilometri dal centro storico di Norcia, collocata proprio alle pendici del Monte Vettore. Da un punto di vista territoriale l’area è delimitata a nord-est dal monte Vettore, a sud-est dal monte Guaidone, a nord-ovest dal monte Veletta e a sud-ovest dal monte Ventosola. Questa serie di monti, tolto il Vettore (2478m s.l.m), non raggiungono altitudini molto elevate ma contribuiscono a creare una conca il cui fondo piatto è rappresentato dal Pian Grande. Oltre a questa estesa spianata, sono presenti altri due piani, denominati Pian Piccolo e Pian Perduto, entrambe meno estesi del primo, anche se ugualmente conosciuti.

Queste superfici sub planari naturali si sono formate nel corso di milioni di anni, con lenti ma costanti movimenti geologici dovuti alla formazione della catena degli Appennini. Attualmente sono interessate da fenomeni carsici, che hanno determinato la formazione di strutture carsiche conosciute dagli abitanti locali come mergani, le quali costituiscono dei profondi inghiottitoi che solcano la piana principale e drenano le acque meteoriche in falde idriche sotterranee, che apportano acqua anche ai fiumi Sordo e Torbidone, della piana di Santa Scolastica.

Il micro clima della piana è da considerarsi quasi assimilabile a quello della steppa. E’ caratterizzato da ampie escursioni termiche giornaliere, per effetto della dispersione di calore da parte dell’ampia superficie carsica. La temperatura media massima durante l’anno è di 10 °C e la minima media è di 2,6 °C, con un ammontare di 135 giorni di gelo all’anno. I giorni di pioggia all’anno sono abbastanza esigui ( 105 ) con un periodo estivo molto secco, durante il quale mediamente si registrano solamente 184 mm di pioggia in tutto il trimestre.

Queste condizioni ecologiche restrittive, unite ad un terreno fortemente drenante a causa del presente carsismo, scoraggerebbero molte coltivazioni. Eppure tali condizioni avverse sono state superate grazie ad una virtuosa convivenza tra uomo e territorio, che ha portato alla selezione nel tempo di una varietà di lenticchia (Lens culinaris) che oggi è conosciuta come la lenticchia di Castelluccio IGP.

La coltivazione della lenticchia è stata sviluppata nel tempo dagli abitanti principali di questa piana, ovvero i cittadini norcini che vivono nella frazione di Castelluccio, arroccata su di una collina che domina la zona. Un occhio attento e vigile su tutta la piana, è proprio lì che si hanno le migliori visuali della zona.

Vieni a Norcia in occasione della Fioritura. Leggi qui tutte le info utili!

 

La fioritura di CastelluccioLa fioritura di Castelluccio di Norcia è la fioritura della lenticchia?

L’evento della fioritura del Pian Grande, solitamente, viene collegato alla fioritura della lenticchia. In realtà non è proprio così, sarebbe riduttivo riportare alla sola fioritura della lenticchia, quello che è uno spettacolo floreale unico al mondo.

Come ben sappiamo, spesso nei campi coltivati, dove non vengono utilizzati pesticidi di sorta, oltre a svilupparsi la specie vegetale seminata possono svilupparsi una serie di piante definite “infestanti delle coltivazioni”. Si tratta di specie vegetali che prosperano proprio negli ambienti coltivati. Quello delle infestanti è spesso visto come un problema, eppure nella piana del Castelluccio la presenza di queste piante si trasforma in una potenzialità! Le radici di queste piante, infatti, fanno in modo che nel terreno si mantenga un costante livello di umidità, che permette alla lenticchia di svilupparsi. Inoltre consentono di prevenire la perdita dei nutrienti dal suolo, che è interessato da un forte drenaggio. Ovviamente non vengono seminate insieme alla lenticchia, ma naturalmente si disperdono nei campi e di anno in anno li colonizzano.

Ecco quindi che nell’attesa dello sviluppo dell’oro della piana, ovvero la lenticchia, i turisti e gli abitanti di Castelluccio possono godere di uno spettacolo floreale del tutto naturale, dato dalla fioritura delle infestanti. Durante tutto il periodo si assiste ad un concerto di colori, dato dal fatto che le fioriture delle diverse specie vegetali non sono sincrone e quindi creano delle alternanze temporali di colore.

Scopri i segreti della Lenticchia di Castelluccio di Norcia

Papaveri sul pian grande di Castelluccio di NorciaQuando inizia e quanto dura la Fioritura di Castelluccio di Norcia?

A dare inizio alle danze ci pensano le corolle gialle e delicate della senape selvatica (Sinapis arvensis), che ondeggiano al vento insieme ai primissimi papaveri (Papaver rhoeas), che iniziano a tingere di rosso la piana. Le prime battute di questo concerto floreale partono verso gli inizi di maggio, e durante questo mese, con il passare dei giorni, si aggiungono sempre nuove note di colore. Verso metà maggio iniziano a comparire le note bianche portate dalla camomilla bastarda (Anthemis arvensis) e dal leucantemo (Leucathemum vulgare), che ondeggiano insieme ai papaveri e alla senape selvatica. Si aggiunge, sempre a maggio, anche lo “specchio di Venere” (Legousia speculum – veneris), una pianta elegante, dal portamento fine, con un asse fiorale che si staglia sui campi coltivati e li colora di un grazioso blu che può virare al violetto e al celeste.

Maggio è il mese del risveglio della natura e quindi dell’inizio della preparazione alla vera fioritura, che vede il suo culmine nei mesi di Giugno e inizio Luglio, quando arriva anche il fiordaliso che dona alla piana l’ultimo tocco di colore, con il suo particolare violetto. Ed ecco quindi che tra i mesi di Giugno e Luglio il Pian Grande del Castelluccio e i due piani Piccolo e Perduto, si vestono a festa e offrono questo spettacolo.

E’ una festa della natura, quella della fioritura, che potrà mantenersi nel tempo solo se si preserveranno adeguatamente quelle tradizioni positive di coltivazione biologica, che le hanno dato modo di formarsi.

Articolo a cura del Dottor Giordano Rossi, botanico naturalista

Per eventi ed escursioni a Castelluccio e dintorni rivolgiti al Camoscio dei Sibillini (qui)

 

La Fioritura di Castelluccio di Norcia 2019 – Il programma completo e gli aggiornamenti in tempo reale

+++ In aggiornamento +++

Anche quest’anno, gli agricoltori di Castelluccio hanno promesso una fioritura meravigliosa, che incanterà i tanti turisti attesi. In attesa del programma completo degli eventi, potete gustarvi le foto del 2018.

Avvertenze

A tutti coloro che verranno a visitare la bellissima Fioritura di Castelluccio vogliamo rivolgere una preghiera: rispettate dal profondo del cuore questo spettacolo della natura. Quindi non calpestate i prati in fiore e fate attenzione a non disperdere cartacce o simili nei campi.

Grazie!

 

La Fioritura di Castelluccio di Norcia 2018 – Tutte le foto

 

Leggi le informazioni per arrivare a Castelluccio di Norcia

Itinerario Marcite di Norcia

Le Marcite di Norcia, un gioiello da proteggere

Se si è in vacanza a Norcia, una delle escursioni più semplici e suggestive da fare è quella nella zona delle “Marcite”. Un’area verde dalle caratteristiche uniche, che si trova a pochi passi dal centro storico. Una passeggiata semplice, adatta a tutte le età, che permette di ammirare un paesaggio dove l’incontro rispettoso tra uomo e natura offre il meglio di sè. Un itinerario da non perdere.

Cosa sono le Marcite?

Le marcite (intese come ecosistema) sono conosciute e diffuse nella pianura padana dove, come a Norcia, costituiscono aree a prato coperte da un sottile velo d’acqua che, conservando una temperatura quasi costante, favorisce la crescita dell’erba anche nella stagione fredda. La presenza dell’acqua è il fattore più importante nell’ecosistema delle marcite. Solitamente l’apporto idrico di queste zone è dovuto alla presenza di uno o più fiumi con acque di risorgiva, le quali fuoriescono direttamente da una falda idrica naturale. L’acqua che fuoriesce da queste falde acquifere costituisce importanti vene idriche che apportano costantemente umidità alla zona.

Vegetazione Marcite di Norcia

Un dettaglio della folta vegetazione che caratterizza l’area naturale delle Marcite di Norcia

La temperatura delle acque di risorgiva resta piuttosto costante durante il corso delle stagioni, oscillando tra i 10 C e i 14 C. Rispetto all’ambiente circostante, la temperatura delle acque, risente di un ritardo nelle oscillazioni di 2-3 mesi, così da avere acqua più fredda in aprile e più calda in ottobre. Questa particolarità determina quindi l’instaurarsi di condizioni microclimatiche del tutto particolari proprio nelle zone limitrofe alle are allagate.

Le Marcite di Norcia, un giardino naturale intenso e colorato

Il parco naturale delle marcite di Norcia, rappresenta per il comune e i suoi cittadini un’importante zona dal valore storico e naturalistico. Le marcite costituiscono un ecosistema complesso e unico sia nella piana di Santa Scolastica che in tutta l’Italia centro-meridionale. Sono il prodotto dell’interazione positiva tra uomo e paesaggio naturale, che nel tempo ha portato alla loro costituzione.

Mulino Marcite di Norcia

L’antico mulino delle Marcite di Norcia in una foto scattata prima del sisma che lo ha distrutto.

Le Marcite sono situate in un’area naturale adiacente al comune di Norcia, nella parte inferiore della piana di S.Scolastica, a pochi passi dal centro storico. Si trovano ad un’altitudine compresa fra 560 m e 590 m sopra il livello del mare ed occupano un’area di circa 170 ettari. Originariamente erano stati considerati come “marcite di Norcia” solamente i circa 140 ha compresi all’interno dei limiti del Parco Nazionale dei monti Sibillini, a cui poi ne sono stati aggiunti ulteriori 29 ha che costituiscono un sito d’importanza comunitaria (SIC) che va dal limite del parco fino alla frazione dei casali di Serravalle. Il fiume Sordo è il principale fiume ad avere il suo corso in quest’area. Dall’evento sismico del 30 ottobre 2016 è tornato a scorrere con veemenza anche il fiume Torbidone, il quale aveva subito un arresto dopo il terremoto del 1979, probabilmente per uno spostamento della falda a seguito del terremoto.

La biodiversità di questa particolare zona è la sua principale caratteristica. Sono presenti più di 70 specie di vegetali, tra piante e muschi. Lungo il fiume Sordo crescono alti pioppi cipressini ( Populus nigra var. italica ) ed eleganti salici bianchi ( Salix alba ), le cui foglie argentee creano interessanti riflessi e giochi di colore. Sul letto del fiume, sommersi dalle sue acque, crescono densi popolamenti di ranuncolo a foglie capillari ( Ranunculus trichophyllus ) che tinge di verde le acque e in primavera produce dei graziosi fiori bianchi. Nelle zone umide, su un muro o un sasso, crescono rigogliosi i vilucchi bianchi (Calystegia sepium). Nelle aree erbose delle marcite crescono in associazioni naturali, del tutto uniche e caratteristiche di questo ecosistema, la Loiessa ( Lolium multiflorum ), il Loglio ( Lolium perenne) e l’Eleocharis palustris, pianta che cresce solitamente in ambienti palustri. Nella zona del mulino, unico rappresentante dei vecchi mulini presenti nella zona in passato (oggi purtroppo distrutto a causa del sisma), crescono alti canneti di Typha angustifolia. Piccoli cespugli di sambuco ( Sambucus nigra ) sono presenti in alcune delle zone erbose.

Scopri l’antichissima storia di Norcia

In questo ecosistema delicato sono presenti anche uccelli che godono della protezione ambientale (Direttiva 79/409/CEE  ): il Succiacapre (Caprimulgus europaeus), il Martin pescatore ( Alcedo atthis ) e l’Averla piccola ( Lanius collurio ). E’ presente anche l’Ululone appenninico (Bomina variegata) anfibio inserito anch’esso nella direttiva europea sopracitata.

Il mantenimento di questa area naturale avviene attraverso il periodico sfalcio delle aree erbose. Questa e ulteriori pratiche di mantenimento hanno portato nel tempo queste zone a trasformarsi da aree acquitrinose a marcite. E’ tradizione storica che le marcite siano state costituite dalla comunità monastica dei monaci benedettini, all’incirca durante il VI secolo. Furono creati dei canali secondari (formette) che raccolgono l’acqua direttamente dai fiumi, e formano delle parcelle rettangolari di terra, le quali restano costantemente inumidite. Questa pratica consente quindi di avere un costante apporto di acqua nel terreno, ne consegue quindi che nei periodi di aridità l’acqua è comunque presente e quindi permette un perenne sviluppo della vegetazione, inoltre in inverno esplica un’importante azione termoregolatrice. Il ciclo vegetativo delle specie quindi si protrae per tutto l’anno dando la possibilità di poter eseguire ben 7 sfalci. I tagli estivi solitamente sono trasformati in fieno e vengono detti “maggengo” ( fine maggio, inizi di giugno), “agostano” ( ha luogo ad agosto) e “terzuolo” ( effettuato a settembre), i tagli invernali sono utilizzati come foraggio fresco e vengono effettuati a novembre, dicembre e fine febbraio, in alcuni casi è possibile effettuare un settimo taglio ad aprile.

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Una passeggiata per tutta la famiglia

Il mulino delle Marcite

Un dettaglio del sistema di funzionamento dell’Antico Mulino presente nella zona delle Marcite

L’area delle Marcite è facilmente raggiungibile da Norcia, sia a piedi che in macchina. Questo la rende un’area perfetta per una piccola escursione adatta a tutte le età. Un itinerario rilassante, che si snoda in una cornice naturale seducente.

Utilizzando la macchina (o direttamente a piedi) un modo per raggiungerla è quello di lasciarsi alle spalle la porta di Norcia conosciuta come Porta Romana, seguendo la strada principale che dopo pochi metri compie un’ampia curva a sinistra. Dopo 600 m sulla sinistra si può svoltare su una piccola strada sterrata in cui è consigliabile lasciare subito la macchina per poi proseguire a piedi. Dopo soli 300 m di cammino si giunge nell’area del mulino, nel cuore delle Marcite.

Nel caso in cui si provenga dalla strada principale “Tre valli umbre” (SS685), poco prima di raggiungere Norcia appena 150 m dopo aver superato un distributore di benzina, si perviene ad un grande incrocio. Arrivati all’incrocio prendere la strada in discesa sulla sinistra e proseguire dritti senza svoltare ulteriormente a sinistra. Dopo 400 m si può lasciare la macchina e proseguire a piedi, oppure svoltare a destra e continuare per 700m. Svoltare quindi nuovamente a destra e proseguire per altri 100m pervenendo in un’area dove è possibile parcheggiare e sostare nel cuore delle marcite di Norcia.

Buona passeggiata!

Articolo a cura del Dottor Giordano Rossi, Botanico naturalista