Le frazioni di Norcia

Norcia è il suo centro storico ma è anche le sue frazioni. 25 piccoli borghi, arrampicati sui Monti Sibillini o sdraiati sulla Piana di Santa Scolastica. 25 storie, piccole ma antiche, che meritano di essere raccontate, perché nascondo tesori di arte e cultura. E’ lì che vivono le nostre radici. Giorno dopo giorno questi paesini lottano per non scomparire, soprattutto dopo il terremoto del 2016, che li ha gravemente feriti.

Il territorio di Norcia è diviso tra il centro storico e le sue 25 frazioni, alcune piccolissime. Abbiamo scelto di dedicare loro un articolo, per omaggiarne la storia e le bellezze. Poche righe ma sufficienti per aprire uno spiraglio su paesini che altrimenti rischiano di essere ingiustamente dimenticati. Per ognuna abbiamo scelto di descrivere almeno un luogo di interesse culturale (chiesa, piazza, monumento, ecc).

+++ Articolo in aggiornamento: viene pubblicata una nuova frazione ogni settimana +++

Scopri la storia di Norcia

Agriano

Agriano si trova sul versante montuoso che separa Norcia da Cascia. Un piccolo ma prezioso paese, che al momento del terremoto contava circa 25 residenti e che è sede di due importanti prosciuttifici della zona.

Tra le sue bellezze c’è la Chiesa di San Vito, di cui si ha notizia fin dall’anno 1000 d. C.  E’ costruita in pietra bianca. La facciata è semplice e asciutta, impreziosita da un portale del 1656. Internamente è strutturata in un’unica navata. Il soffitto è completamente dipinto e  al centro troneggia una rappresentazione dell’Assunta con San Nicola e San Vito. Lungo le pareti sono posti sette altari barocchi. L’altare maggiore  è abbellito da una tela attribuita a Stefano Pozzi. Accanto alla chiesa è possibile osservare una lapide che ricorda il terremoto del 1703. Quel sisma fu di portata storica, devastò completamente sia Norcia che Cascia. Agriano, invece, si salvò e gli abitanti della frazione attribuirono il miracolo ad un’intercessione di San Ponziano.

Aliena

Aliena è una delle frazioni più piccole, con una manciata di abitanti a popolarla. Custodisce, però, la bellissima Chiesa di Sant’Eutizio (da non confondersi con l’omonima abbazia, nel vicino comune di Preci), affiancata da un amato campanile, che spicca nei dintorni perché è il più alto della piana di Avendita.

La Chiesa di Sant’Eutizio, posta al centro della piazza principale del paese, esiste da prima dell’anno 1000, anche se nel tempo è stata più volte ricostruita. L’esterno è asciutto e semplice, anche se piuttosto imponente, con le sue mura bianche. Gli interni sono arricchiti da preziose opere d’arte: altari, tele, un tabernacolo del XVI secolo, così come il fonte battesimale e l’acquasantiera. Le rappresentazioni più significative sono quelle della Madonna del Rosario (Giacinto Brandi), il Salvatore con San Giovanni Battista, San Francesco e Sant’Antonio da Padova ((sempre della scuola Brandi), Sant’Antonio Abate e san Filippo Neri (Guidaobaldo Abbatini), Sant’Eutizio e San Lorenzo (Vincenzo Manenti). Il campanile antistante, invece, è stato inaugurato nel 1868, diventando ben presto il simbolo di Aliena.

Ancarano

Una delle frazioni più grandi e più conosciute di Norcia. Si trova nella valle che divide il nostro borgo da Preci (Marche).

Il suo monumento più importante è senza dubbio la Chiesa della Madonna Bianca (dett anche Santa Maria Nuova di Ancarano o Santa Maria dell’Annunziata). Si tratta di una chiesa la cui costruzione dovrebbe risalire alla fine del 1200 o all’inizio del 1300 (la data non è certa, le prime notizie sono del 1361). Deve il suo nome ad un altorilievo presente all’interno dell’edificio: una rappresentazione della Madonna con Bambino in marmo bianco su fondo azzurro. La scultura è incastonata in un tabernacolo di legno, finemente intarsiato, datato 1511.

La Chiesa della Madonna Bianca fu ampiamente modificata tre il XIV e il XVI secolo, per far fronte ai danni dei terremoti. L’interno è diviso in una doppia navata, l’esterno è caratterizzato dalla presenza di una imponente torre campanaria. L’arredo è ricco di opere d’arte pregiate, nonostante negli anni l’edificio sacro sia stato oggetto di numerosi saccheggi.

Biselli

Il Castello di Biselli, così chiamato fin dall’antichità, è un’antica frazione di Norcia. La sua posizione, arroccata e impervia, l’ha sottoposta, più di altre, al pesante spopolamento iniziato negli anni ’70 e culminato negli anni successivi al terremoto del 1979. Oggi questo borgo affascinante ospita pochissime case private ma alcune importanti attività commerciali, tra cui spiccano un Centro Rafting e un Hotel. Si trova, infatti, proprio lungo la Tre Valli Umbre, che da Spoleto corre fino a Norcia. Questa posizione strategica ha favorito la parziale rinascita della frazione, oggi messa nuovamente in pericolo dal sisma del 2016.

Il borgo antico, però, è praticamente inaccessibile. Il suo simbolo storico e culturale è la torre del Castello, mentre l’attrazione principale restano le Gole di Biselli, un angolo di natura davvero imperdibile, nel cuore della Valnerina. Da segnalare anche la Chiesa di San Leonardo e la Chiesa di San Martino. La prima si trova fuori dalle antiche mura cittadine ed è di orgine cinquecentesche, molto ricca di affreschi. La seconda è collocata vicino al cimitero di Biselli, piccola ed umile.

Campi

Il borgo medievale di Campi è una delle frazioni più grandi e conosciute di Norcia, distante 11 km dalla città di San Benedetto. È diviso, in modo abbastanza netto, in due parti: Campi basso, che rappresenta il nucleo originario, situato a fondovalle, e Campi alto, costruito in un secondo momento, che domani la Valle Campiana. Storicamente è sempre stato uno snodo strategico, con fondamentali funzioni militari. Si trova, infatti, a confine con il comune di Visso, con cui per lungo tempo Norcia fu in lotta, a poca distanza dalla potente Abbazia di Sant’Eutizio.

Il suo monumento più significativo è la Chiesa di San Salvatore, divenuta ancora più tristemente famosa perché completamente crollata la sera del 26 ottobre del 2016, a seguito di una delle scosse più forti tra quelle che hanno recentemente sconvolto il centro Italia. Il suo segno distintivo era la facciata simmetrica, con due rosoni e due portali a sesto acuto. Questa struttura “doppia” racconta la storia della sua costruzione: l’unione di due edifici diversi, uno più antico e uno più recente (probabilmente 1491). Una doppia anima che emerge anche all’interno, con pavimentazioni differenti e un divario tra le decorazioni della navata sinistra (molto ricche) e di quella destra (più scarne). Sempre sulla navata sinistra era possibile ammirare una bellissima loggia.

Casali di Serravalle

Casali di Serravalle è una piccolissima frazione posta a soli 4 km da Norcia, lungo la via che collega il borgo a Spoleto. Ad oggi conta poco più di 20 residenti, ed è strutturata come una antica stazione di posta, con poche case adagiate proprio al bordo della strada. Passando veloci, diretti verso la città di San Benedetto, si rischia quasi di non notarla. A seguito del terremoto del 30 ottobre, questo paesino è stato protagonista di un particolare fenomeno idrogeologico, che ha attirato l’attenzione delle forze di pubblica sicurezza. A pochi metri dalla strada, infatti, si è creato uno specchio d’acqua, alimentato dal vicino fiume Sordo, a sua volta ingrossato dal Torbidone, torrente “scomparso” dopo il sisma del 1979 e “ricomparso” a seguito di quello del 2016.

Castelluccio

Castelluccio si trova sull’Appennino Umbro-Marchigiano, a circa 28 km dal nostro borgo, raggiungibile attraverso una strada panoramica, ad un’altitudine di 1452 m s.l.m., che ne fanno uno dei centri abitati più elevati degli Appennini.  Salendo sulla cima del colle di Castelluccio si arriva nella parte più antica del paese, dove si trovava l’unica porta rimasta delle antiche mura, adiacente la Chiesa di Santa Maria Assunta, il più importante monumento artistico della frazione. Edificata nel XVI sec., in origine presentava una torre campanaria, sostituita nel 1801 dal campanile. L’interno si presentava a pianta centrale con quattro bracci e una cupola ottagonale, decorata rusticamente nel 1862 . Nel braccio posteriore era posto un altare seicentesco arricchito da un Crocifisso ligneo del XV sec. ed una tela del XVIII sec. raffiguranti la Santissima Addolorata e San Giovanni. Nel braccio destro, invece, spiccava un altare rinascimentale in pietra del 1540 dedicato all’Assunta, opera di Francesco da Milano. Nel braccio sinistro, infine, era collocato un altare dedicato a Sant’Antonio Abate. Il pezzo più pregiato della chiesa era una statua in legno di una Madonna con Bambino, eseguita nel 1499 da Giovannantonio di Giordano da Norcia, restaurata nel 2006 grazie ad una donazione dopo alcuni danneggiamenti provocati da un tentativo di furto nel 1981. La chiesa, che aveva subito importanti danneggiamenti già dopo la scossa del 24 agosto 2016, il 30 ottobre dello stesso anno è crollata completamente, insieme, purtroppo, a gran parte di Castelluccio.

Cortigno

Conosciuta come la “Terrazza sugli Appennini”, Cortigno è un antico borgo posto a 1200 metri di altezza. La sensazione che si prova entrando nel suo abitato è quella di un ritorno alle antiche tradizioni contadine, i modi di vita semplici e “di una volta”. Luogo ideale per i mandorli e i tartufi neri, Cortigno è nota soprattutto per la splendida Chiesa di San Michele Arcangelo, che sorge nella parte alta del borgo, addossata alla roccia. Eretta nel XIII secolo, nel corso della sua storia ha subito varie modificazioni. Oggi si presenta con un portico del 1760, sormontato da un grande orologio, affiancato dalla torre campanaria al cui interno si trova una campana bronzea della prima metà del 1700. Sotto il loggiato si aprono due porte che servivano da ingresso in chiesa, una utilizzata dalle donne, che sedevano nella parte retrostante, e l’altra usata dagli uomini, che invece trovavano posto nella parte anteriore. La porta di sinistra mostra un arco a sesto acuto del XIV sec. con resti di affreschi del XV e XVI sec., mentre quella di destra, in stile romanico, presenta una lunetta affrescata del trecento raffigurante una Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista e Santa Caterina d’Alessandria, sormontata da una ghiera ornata di cinque tondi al cui interno si trovano due Angeli, San Paolo, il Cristo benedicente e San Pietro. A lato della porta romanica, oggi unico accesso alla chiesa, troviamo un’acquasantiera della metà del 1500 mentre sul fondo a sinistra è posta una fonte battesimale con vasca ornata di due teste a rilievo del 1312, la più antica di tutta la zona nursina. Presso la fonte di Cortigno, si trova invece un altro edificio di origini sacre (XV secolo), ovvero la chiesa di Santa Maria (foto), oggi sconsacrata e in abbandono, dopo essere stata utilizzata, in passato, come aula scolastica. In gergo, viste le sue piccole dimensione, è chiamata la chiesola.

Forca Canapine

Forca Canapine è un passo di montagna dell’Appennino centrale, al confine tra l’Umbria e le Marche, a 1541 metri di altezza. Ricade nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ed è diviso tra i comuni di Arquata del Tronto e di Norcia.

Forca Canapine è meta privilegiata di turisti e sportivi durante tutto l’anno. I suoi 16 km di piste partono da 1.200 mt. per arrivare a toccare i 1.600 mt. e sono disposti su un balcone naturale da cui godere di suggestivi panorami sui Monti Sibillini e la sottostante Piana di Castelluccio. Gli impianti sono situati nel territorio arquatano e sono considerati tra i migliori della regione Marche per lo sci alpino e nordico. Tutto il comprensorio ha un buon apparato ricettivo e dispone anche di un sistema d’innevamento artificiale che consente la pratica dello sci qualora si verifichino scarse precipitazioni nevose. Nella bella stagione, invece, Forca Canapine è frequentata da chi ama e pratica il trekking, l’escursionismo, l’alpinismo, il parapendio e il deltaplano.

Da segnalare, rispetto alle bellezze monumentali, la chiesa della Beata Vergine del Carmelo. Costruita nei primi anni sessanta dall’Amministrazione Provinciale di Ascoli Piceno e inaugurata il 16 luglio 1965, come riportato sulla lapide esterna all’ingresso, la chiesa è realizzata in blocchi di travertino e presenta un’architettura molto semplice corredata da un campanile a vela. Il suo interno si compone di un’unica aula, a pianta rettangolare absidata, illuminata da nove monofore chiuse da vetrate policrome.

Forsivo

Lungo la strada panoramica che conduce da Norcia a Cortigno, sorge un pittoresco e piccolo paese, posto sopra uno sperone roccioso e panoramico. Forsivo, insieme ai vicini Cortigno e Legogne, rappresenta una piacevole scoperta per gli amanti dei luoghi silenziosi e antichi, dove il tempo sembra essersi fermato. I ritmi sono lenti e gli abitanti vivono di pastorizia, allevamento e  coltivazione dei terreni.

All’ingresso del paese troviamo la Chiesa di Sant’Apollinare, risalente al XVI sec., che si presenta con un portale ad arco acuto ornato a punte di diamante, sormontato da un  rosone di epoca recente, ed una torre campanaria del 1892. La chiesa ha un’unica navata con tre campate a crociera che poggiano su pilastri di colore rosa del XVI sec. Il fonte battesimale, in stile gotico, è del XVI sec. Ed è composto da una vasca ovale coperta da un tempietto ligneo cuspidato. Nel presbiterio, sulla parete di sinistra, si possono ancora intravedere in una nicchia i resti di un affresco del 1509 di una Madonna in trono con Bambino, San Giacomo maggiore ed altra figura nascosta, opera forse di Giacomo di Giovannofrio. Nella chiesa era conservato anche un grande polittico a cinque scomparti della fine del 1370 dipinto dal senese Luca di Tommè, oggi esposto nella Galleria Nazionale di Perugia. Sull’altare mediano del XVI sec. è posta una scultura di una Madonna con Bambino, detta anche “del rilievo”, opera di un artista nursino datata 1531; mentre sull’altare di destra merita una citazione una rustica statua lignea del XVI sec. raffigurante Sant’Egidio e proveniente dalla Chiesa di Sant’Egidio, situata sulla strada che conduce al paese in posizione leggermente isolata.

Frascaro

La frazione di Frascaro dista circa sei chilometri dal nostro borgo. Nonostante il terremoto del 2016 abbia raso al solo quasi tutti gli edifici, sulla via principale ancora si notano grossi pietroni romani che testimoniano il passato romano.

Il nome Frascaro deriva dal termine medievale, ma ancora di uso comune, “Frasca”, intesa come “ramo verdeggiante”. La villa è situata a 751 metri all’altezza del mare e si è sviluppata lungo la direttrice che collega Norcia con la Valle del Tronto, in un’area periferica del campo nursino. Oggi vivono nella frazione meno di cento abitanti.

Il terremoto del 30 ottobre del 2016 ha completamente distrutto la Chiesa di Sant’Antonio Abate, esempio di architettura gotica che è stata sicuramente influenzata nella forma dalla Basilica francescana di Assisi. L’edificio trecentesco sorgeva nella piazza centrale del paese e si caratterizzava per il suo grande portale di epoca rinascimentale, il pavimento cinquecentesco in pietra e due altari in stile barocco ai lati. Le pareti lungo la navata ospitavano un bellissimo affresco, probabilmente risalente al XV° secolo, realizzato da un pittore locale e raffigurante immagini votive di un Crocifisso, una Santa e la Madonna col Bambino. All’interno della Chiesa vi erano numerosi affreschi e statue, ma l’unica messa in salvo dopo il terremoto è la statua lignea di Sant’Antonio Abbate, in cui il santo è rappresentato nell’atto di benedire, con in mano un libro e l’espressione realistica sul volto. Per le sue caratteristiche, la statua è considerata opera dei pittori locali della dinastia lucciaroni, famiglia di artisti quasi sconosciuti ma autori di numerose opere nel territorio nursino.

Lungo il sentiero che collega Frascaro a Valcaldara, nel 1991 è stata riscoperta la Fonte di Messano (o Messanu) che anteriormente era stata sommersa quasi interamente dalle macerie. Come molte altre fonti del nursino, anche questa è di origini romane.

Legogne

La frazione di Legogne è un paradiso per gli escursionisti, un piccolo paesino circondato dai Monti Sibillini e famoso per il tartufo nero.  È distante poco meno di sei chilometri dal centro di Norcia ed è abitata da meno di venti abitanti. Si trova a 957 metri di altezza sulla linea del mare e viene chiamata Castello di Legogne per la sua funzione di viabilità montana e di fondovalle.

La frazione è composta infatti da due nuclei, quello a monte ubicato attorno alla Chiesa di San Martina e quello a valle, che è tagliato a metà dalla strada proveniente da Serravalle. L’edilizia della frazione è quella tipica di qualsiasi insediamento agricolo, ma ci sono anche alcune abitazioni che si distinguono per gli ornamenti in pietra e per il formato. Tra queste abitazioni vi è la cosiddetta “casa dell’abate”, che come le altre costruzioni in pietra è stata più volte ristrutturata nel corso degli anni.

Nella parte bassa del paese, ancora esiste una porta trecentesca, chiamata “da capu”, che permetteva l’accesso nell’ormai distrutta cinta del castello. Inoltre, all’interno dell’abitato sono stati ritrovati alcuni resti di origine romana, tra cui una lapide e una pietra costruita in calcare locale. Infine, nel nucleo alto, a monte, vi è una piccola cappella, la Chiesetta di Sant’Anna, a cappella unica, ricostruita nel XVI secolo, probabilmente a seguito dei danni prodotti dal terremoto.

Nottoria

Gli ultimi studi anagrafici dicono che nella frazione di Nottoria vivono solamente 36 abitanti. Eppure questo piccolo paesino che dista circa 13 chilometri dal centro è un luogo molto interessante da visitare. Il nome deriva dalla leggenda secondo la quale questo piccolo paesino è stato costruito in una notte, a seguito della distruzione di un altro centro abitato causata dal crollo di una diga. Altre voci rimandano il nome Nottoria alla presenza nel territorio dei pipistrelli, che nel nostro dialetto si chiamano appunto Nottòra.

È un paesino di montagna con un’altezza di circa 950 metri sul livello del mare, che si divide praticamente in tre zone: la Villa vecchia, che è la parte più antica, la Villa nova di origini più recenti e infine il Colle che è la zona più alta del paese. A valle del paesino si può vedere Frascaro, altra frazione di Norcia, sorta (sempre secondo la leggenda) dopo che gli abitanti scesero a valle per ripararsi dai danni della distruzione della diga.

Il simbolo di Nottoria è sicuramente la quercia pluricentenaria, di 1600 anni circa e tra le più antiche d’Italia, che rappresenta il paesino. Inoltre c’è la Chiesa di Santo Stefano, del XVI secolo, situata al centro del paese, che purtroppo è stata danneggiata seriamente dal terremoto del 2016. Inoltre, altri due monumenti sono lo Scojo di Santo Stefano e lo Scojo de’ Coletta, due massi di origine molto antica, posti uno di fronte all’altro.

Parte della famiglia Fiorucci, famosa in tutto il mondo per il noto marchio alimentare, è originaria di Nottoria. A Innocenzo Fiorucci nato nel 1924, servo di Dio in via di beatificazione, è dedicata la piazza principale del paese.

Ocricchio

Situato a circa 7 chilometri da Norcia, Ocricchio si trova a 930 metri di altezza sulla linea del mare. Con soli 16 abitanti, a marzo del 2018, lo scorso anno, il paesino ha preso notorietà per la trasmissione “Ulisse” di Alberto Angela, che è venuta per riprendere le preziose operazione di recupero dei Vigili del fuoco. In quell’occasione, infatti, i Vigili del Fuoco hanno recuperato importantissimi beni storici e culturali presenti nell’area della Chiesa di Sant’Eutizio, tra cui diverse tele, un candelabro, una statua lignea della Madonna del XVI secolo, libri, quadri antichi e altri arredi sacri. In quell’occasione fu recuperata anche la campana in bronzo risalente al 1508 e raffigurante San Giorgio a cavallo. Tutte opere uniche che testimoniano la ricchezza dei beni presenti e la grande importanza di accelerare i lavori di restauro del paesino, anche per riportare quei beni culturali nel loro luogo d’origine.

Oltre alla Chiesa di Sant’Eutizio che è stata appunto profondamente danneggiata dal terremoto del 2016, c’è la Chiesetta intitolata all’Assunta, nota per il portale datato al 1627 e con il campanile ricostruito a seguito del terremoto del 1979. Al centro della piazzette del paese, c’è un altare formato da due pietre che gli abitanti chiamano “lu parone”.

Alle spalle del paesino, più in alto, si scorgono le rovine del Castello di Belvedere, da cui è possibile ammirare la Piana di Norcia, uno splendido panorama che esalta i colori del nostro territorio.

Ospedaletto

La frazione di Ospedaletto fa parte del nostro comune e dista solamente 4 chilometri da Norcia.  Ci vivono attualmente 30 abitanti circa ed è situato a 1073 metri di altezza sulla linea del mare. Il nome del paesino deriva da un ospedale detto di Monte Rédico (Heredico) di proprietà dei Cavalieri di Malta e appartenente alla commenda di San Giacomo di Norcia.

Nella parte alta dell’abitato di Ospedaletto è situata la Chiesa di San Lorenzo, un edificio di origine trecentesca, ma ristrutturato, modificato e ampliato nei secoli successivi. È una chiesa parrocchiale a navata unica, con tre campate che sono intervallate da pilastri. Grazie a numerosi interventi, si sono potuti recuperare diversi affreschi. Tra i più importanti e antichi, c’è quello raffigurante Sant’Ansano, sulla controfacciata. Anche sulla parete sinistra sono presenti diversi affreschi, tra cui uno attribuito a Gerolamo Sparapane, appartenente alla famosa famiglia di artisti che ha lasciato diverse opere in Valnerina tra XV e XVI sec., raffigurante Santa Lucia. Allo stesso pittore è attribuito anche il dipinto raffigurante San Paolo sull’altare sinistra, dov’è ubicata anche una statua lignea di San Lorenzo.

Ai piedi di Ospitaletto, c’è un’altra importante Chiesa, quella di San Filippo Neri, un edificio ben conservato e ancora in buone condizioni che fu eretto nel lontano 1667. All’esterno si presenta con una tettoia di legno restaurata recentemente e due spioventi in pietra. È ancora intatta l’antica buca per le elemosine costruita in legno. All’interno si trova un altare ligneo, ornato con una tela dedicata a San Filippo Neri e raffigurante sedici scene di vita. Sopra la porta della sacrestia, ancora è leggibile la dedica posta dal membro dell’oratorio Marino Vittazzi al fondatore della Chiesta, Luciano Marucci, quasi trent’anni dopo la sua fondazione, nel 1695.

Paganelli

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Pescia

A 13 chilometri dal nostro borgo, sorta su un’estremità del Piano di Santa Scolastica, c’è la frazione di Pescia. Nel piccolo paesino, attualmente vivono solamente sedici abitanti, tuttavia nasce come nucleo abitato posizionato in un punto considerato strategico sull’antico percorso per la Via Salaria dell’epoca alto-medievale. Percorso che si trova proprio sulle rive del torrente Pescia, su uno scoglio roccioso alle falde del Monte Pizzuto.

Prima dell’Unità d’Italia, Pescia era terra di confine con il Regno di Napoli e acquisì la fama di rifugio per i disertori e i ricercati che vi trovavano accoglienza. Fu anche il feudo della potente famiglia Chiavano, schierata con i ghibellini e insediata a Spoleto.

Oggi le case del piccolo paesino sono posizionate nella quasi totalità lungo una strada serpentina che si snoda fino ad arrivare alla Chiesa di Sant’Antonio, edificio religioso fondato nel secolo XI-XII, che conserva al suo interno importanti affreschi attribuiti a Bicci di Lorenzo, ma che purtroppo oggi è cadente.

Piediripa

Inserita nel bellissimo mosaico di campi della Piana di Santa Scolastico, la frazione di Piediripa sorge a 6 chilometri da Norcia, a 742 metri di altezza sul livello del mare.  Attualmente, ci abitano quasi cinquanta persone e, come altri villaggi della zona, si caratterizza per un duplice centro con in mezzo cereali e coltivi. Questa disposizione probabilmente è eredità del modello longobardo che ha modellato questo piccolo paesino sorto come villa di transito all’incrocio tra le tratte di Forca della Civita (Norcia) e quella di San Pellegrino (Fogliano).

A un’estremità del paesino è situata la Chiesa Madonna del Rosario, situata in un quadrivio. L’edificio è di origini cinquecentesche, ma la facciata a capanna sostenuta da archi traversi è frutto dei tanti ampliamenti successivi. All’interno, sulla parete di fondo, si trova l’affresco della Madonna del Rosario, di grande dimensioni e purtroppo molto rovinato, risalente al XVI secolo e attribuito a un Carducci.

La Chiesa parrocchiale di Piediripa è invece la Chiesa di Sant’Antonio Abate, che si presenta con una semplice facciata a capanna, due porte e uno stemma della Basilica Vaticana al centro e gli stipiti costruiti con pietre romane di riutilizzo.

Popoli

Situato al limite occidentale del Piano di Santa Scolastica, proprio alle falde dei Monti Belvedere e Castellano, c’è il piccolo villaggio di Popoli. Sorto accanto alla mulattiera per Ocricchio, è una frazione del nostro borgo, a circa 5 chilometri dal centro di Norcia e 709 metri sul livello del mare, dove attualmente vivono circa 50 persone.

Il nome del villaggio deriverebbe dal termine latino populus, o dall’umbro poplum, termine probabilmente di origine etrusca che ha poi assunto il significato di “contrada”, “abitato”. I nuclei abitati di Popoli sono due, a monte e a valle, e vengono chiamati dagli abitanti del posto “piedilavilla” e “capolavilla”. Con ogni probabilità, il nucleo più antico è quello adiacente alla Chiesa di San Pietro, che si caratterizza per l’edilizia di tipo rurale.

La Chiesa di San Pietro è comunque situata in un posto più isolato, all’inizio della mulattiera per Ocricchio, rivolta però verso il villaggio di Popoli. È un piccolo edificio religioso, con una facciata a capanna, che è stata restaurato e svuotato dei suoi arredi interni dopo il terremoto del 1979. All’internoo vi è l’altare in cui si trovava il cippo di Ercole e un affresco (di fine secolo XV), oramai ricoperto dall’intonaco, rappresentante la Madonna con Bambino e San Pietro, attribuito a Giovanbattista di Giovanoffrio.

Al centro del paese c’è invece un’altra Chiesetta settecentesca, dedicata a Sant’Emidio in ricordo dei terribili terremoti di quel secolo. All’interno vi è infatti conservata una tela raffigurante Sant’Emidio mentre difende le fabbriche del territorio dagli effetti devastanti del sisma. In un altro quadro, invece, è raffigurato San Antonio abate con il fuoco e la campanella stretta in mano, mentre una terza tela, dipinta da un pittore romano tra Sette e Ottocento, rappresenta una Madonna dal volto aristocratico mentre il Bambino è alle prese col rosario.

San Marco

La frazione di San Marco si trova sulle alture di un colle, a 1125 metri di altezza sul livello del mare, in una posizione che domina da un lato il corso della Via Salaria e dall’altra lo spettacolare mosaico di campi che costituisce la piana di Santa Scolastica.

Oggi vivono nel paesino di San Marco solamente 18 persone, ma i primi insediamenti nella zona risalgono a tempi antichissimi. Le prime tracce di insediamenti sono infatti dell’Età del Ferro, nella preistoria. Nel Medioevo arrivarono nell’attuale area di San Marco i Longobardi che qui costruirono una curtis, ovvero un insieme di ville ed edifici (corte) dove il signore operava le sue funzioni di dominio e controllo della popolazione. La corte longobarda finì poi per cadere sotto il potere del Ducato di Spoleto.

San Marco è un tipico castello di poggio, anche dopo essere entrato a far parte del Comune di Norcia ha continuato a svolgere la sua funzione di controllo degli spostamenti che si effettuavano sulle strade a valle, da una parte dirette verso la piana di Santa Scolastica e dall’altra verso la via Salaria. Proprio la veduta unica che si può scorgere dal paesino su tutta la piana, fino a scorgere Norcia, è una delle attrazioni fotografabili più affascinanti del paesino, che prima del terremoto del 2016 si presentava in ottime condizioni, quasi tutto ristrutturato dopo il terremoto del 1979.

Oggi, nonostante i pesanti danni causati dal sisma del 2016, San Marco conserva tutta la cinta muraria, con le due torri cilindriche angolari e la Porta Castello, ancora intatta, da cui si accede al centro abitato. Poco prima di entrare, sulla destra, si può ammirare una fonte monumentale costruita nel 1771. Le case del centro abitato, cui ingressi sono incorniciati da antichi portali, si dispongono con uno schema a schiera, seguendo un modello abitazione-fienile, lungo un asse centrale con bracci ortogonali.

La Chiesa parrocchiale del paesino, dedicata a San Giovanni Battista e contenente due statue in gesso di Sant’Antonio Abate e Sant’Antonio da Padova, è andata quasi completamente distrutta dopo il terremoto del 2016. Oggi è a rischio crollo, ma rivela ancora l’impianto cinquecentesco. Dall’interno dell’edificio furono salvate diverse tele e una statua lignea di San Marco.

Fuori dal centro abitato, si trovano inoltre altri due importanti edifici religiosi, la Chiesa di San Marco, nella zona dove era situato anticamente il castello, e la Chiesa dell’Annunziata, che invece si trova immersa tra querce, circondata da muretti a secco in un ambiente rurale da dove però può scorgersi il paesino.

San Pellegrino

San Pellegrino è la frazione di Norcia più colpita dal terremoto del 2016 e sorge a poco più di 6 chilometri di distanza dal nostro borgo.

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Sant’Andrea

Il piccolo paesino di Sant’Andrea si trova a circa 9 chilometri di distanza da Norcia, a un’altezza di 879 metri sulla linea del mare. E’ uno dei paesini vittima del processo di spopolamento, oggi infatti non vive più nessuno nel piccolo paesino. Nonostante ciò, conserva l’affascinante parvenza della villa di transito che nacque proprio come punto abitato nella via di collegamento che univa il Castello di Santa Maria a quello di San Marco.

L’attrazione principale del paesino è la Chiesa di Sant’Andrea, filiale di Sant’Angelo di Savelli, situata all’inizio del paese, nei pressi di una fonte di origine medievale. Sulla facciata della Chiesa era posto lo stemma dipinto di Barberini, un potente prelato del XVII secolo. L’edificio è stato danneggiato gravemente dal sisma del 1979.

Savelli

La frazione di Savelli è situata alla sommità meridionale della Piana di Santa Scolastica, sul pendio di un colle su cui si trovano ancora oggi i resti dell’antico castello fatto costruire dal Re sabino Gaio Sabo. La famiglia dei Savelli, che dà il nome al paesino, discende proprio da Gaio Sabo e fu una delle famiglie più importanti e illustri del territorio nursino. I Savelli, infatti, diedero alla chiesa vari santi, San Pellegrino, Santa Lucina e San Gavino Martire, oltre che sei pontefici: Liberio, Eugenio I, Benedetto II, Gregorio II, Onorio III e Onorio IV.

L’attrazione principale del paese è rappresentata dall’edificio religioso della Chiesa di San Michele Arcangelo, che –situata nel centro dell’abitato- divide Savelli in tre nuclei. La Chiesa, parrocchiale, è stata danneggiata dal terremoto del 1979 ma fortunatamente in seguito è stata restaurata. Si presenta all’esterno con una semplice facciata a capanna, una porta unica e un campanile del XX secolo. All’interno, resistono sette dei nove altari originali, i primi due a destra e a sinistra dell’ottocento, i restanti sono tardo-cinquecenteschi ma ridipinti nell’ottocento. Tra gli elementi di maggiore interesse storico e artistico che si trovano nella Chiesa, bisogna citare anche un importante tela raffigurante Sant’Egidio con una cerva da lui appena curata e l’organo di Fernando Fedeli da Foligno.

Proviene dalla Chiesa di San Michele Arcangelo anche l’importantissima statua lignea denominata “Madonna in trono con bambino”, recuperata dopo il terremoto del 2016, restaurata ed esposta anche presso la Rocca di Spoleto, all’interno dell’importante esposizione sui «Tesori dalla Valnerina».

Serravalle

A circa 6 chilometri di distanza da Norcia, situato allo sbocco della via proveniente da Cascia, nell’area di confluenza tra i fiumi Sordo e Corno, c’è il piccolo paesino di Serravalle. La località sta a 519 metri di altezza sul livello del mare e oggi ci vivono solamente 25 persone.

Il paesino presenta gli elementi tipici di una stazione di posta ed è un castello a forma triangolare risalente al secolo XIII e XIV. Come indica il nome, il villaggio si trova a valle; il nucleo più antico si trova proprio addossato al Monte Pennacchia. Una delle caratteristiche più importanti e affascinanti di questo nucleo sono infatti proprio le grotte che si aprono sulla parete rocciosa.

L’altro abitato che si sviluppa lungo la via principale è invece caratterizzato dalla presenza della Chiesa di San Pietro, edificio religioso che ha le sembianze di un’abitazione dell’ottocento. All’esterno è da segnalare la torre campanaria, ottocentesca nell’alzato e nella cuspide. All’interno, invece, si trovano due coppie di raffinate colonnine genine, costruite in pietre, che introducono l’abside dove è situato l’altare maggiore. La Chiesa è strutturata su una pianta a “T” opposta all’altare maggiore.

Valcaldara

La frazione di Valcaldara è citata per la prima volta nel XI secolo, faceva parte del sistema di “pagi” romani, circoscrizioni territoriali in ambito non urbano con sui organizzava la vita amministrativa del territorio. Il termine deriva probabilmente da un avvallamento situato a sud-est del paese, ma potrebbe essere anche che segnali le migliori condizioni climatiche (caldara), rispetto alla “freddara” dell’area a ovest di Norcia maggiormente esposta ai venti.

A Valcaldara oggi abitano trenta persone, dista circa sette chilometri da Norcia ed è a 800 metri di altezza sul livello del mare. Qui è nata Lucia da Valcaldara, religiosa italiana appartenente alle monache clarisse, oggi venerata come Beata dalla Chiesa cattolica.

Lo stile rurale del tessuto edilizio del paesino è stato modificato a seguito della ricostruzione dopo il terremoto del 1979. Uno dei luoghi più importanti della località è la Chiesa di Santa Maria della Quercia, che sorge in una zona di aperta campagna, circondata appunto da querce centenarie. Sull’altare maggiore, si trovava un grandissimo affresco dipinto da un pittore locale che raffigura la Madonna con in braccio il Bambino, seduta su una panchina con alle spalle una quercia. Di fatti, la leggenda vuole che proprio in questo sito la Madonna apparve miracolosamente tra le querce a un giovane del posto.

Questo fatto leggendario fece della località un luogo molto vissuto dalle comunità locali, tanto che nella zona antistante l’edificio religioso si organizzava un grande fiera, un mercato conosciuto col curioso nome di “Senti n’puo”, espressione che alludeva alle vivide trattative da mercanti e commercianti. Purtroppo, terminata l’usanza della Fiera, l’edificio è stato lasciato all’incuria e, dopo i terremoti del 1979 e del 2016, si presenta oggi in un grave stato di abbandono e fatiscenza. Nonostante oggi sia ridotta a rudere, comunque all’esterno ancora si può notare l’imponente impostazione cinquecentesca, che denota una originaria costruzione a tre navate, di cui restano tuttora i grandi pilasti e le volte in pietra sponga.

La Chiesa di San Giovanni sorge invece nelle vicinanze del paesino, su un trivio antichissimo che si snoda verso il Monte Ventosola e il convento di Montesanto. Anticamente era parrocchiale, poi soggetta a ripetuti rifacimenti, si presenta oggi con una fattura moderna. Presenta un portale archiacuto con colonnine del trecento, che dà sull’unica navata dell’interno, con alle pareti diversi affreschi della famiglia di pittori locali Sparapane.  Dal presbiterio, che è composto da un raro ciborio a tre archi sostenuto da due colonne ottagonali, con nodo nel fusto e dei capitelli fogliati, si accede a una sagrestia che è stata interamente affrescata da pittori locali nei secoli XV e XVI.

A poca distanza dall’importante Chiesa di San Giovanni, è situata la Chiesa di San Pietro, alle falde del Monte Mauro, oggi ridotta a macerie. Dell’edificio, però, resta il portale del ‘300 a sesto tondo e, scorgendo l’angusto interno, si può ancora intuire la ristrutturazione cinquecentesca.

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